Connect with us


Cronaca

Il ‘pezzotto’ dei medicinali a Napoli, trovata la stamperia che riforniva i Cozzolino, farmacisti falsari di Ercolano

Published

on

Ercolano. Il farmaco ‘pezzotto’ per arricchirsi e rivendere i medicinali a prezzi fino al 50% superiori: questo il meccanismo ideato dai due farmacisti ercolanesi, Ciro e Mario Cozzolino, padre e figlio finiti in carcere nell’operazione ‘Partenope’ messa a segno dai carabinieri del Nas di Milano, nei giorni scorsi. I Cozzolino, farmacisti apparentemente insospettabili iscritti all’ordine erano a capo di un’organizzazione che riciclava farmaci deviati dal circuito degli ospedali, alcuni costosissimi come gli anti-tumorali, cambiando le fustelle e immettendoli nel circuito delle farmacie. Guadagni da capogiro, fino a 5 milioni di euro l’anno, e una frode ai danni del servizio sanitario nazionale. I due farmacisti, molto noti in città e non solo, che si è scoperto avere doti da grandi ‘falsari’, sono proprietari di omonime farmacie ad Ercolano, due negozi a Firenze e di un deposito farmaceutico sempre nel Napoletano. Una famiglia in vista quella dei due farmacisti ercolanesi (Mario Cozzolino è legato sentimentalmente alla figlia del noto politico campano Pasquale Sommese coinvolto in uno scandalo per appalti pubblici) che sono stati colpiti dalla misura cautelare più dura quella del carcere (11 gli arresti, 5 in carcere e sei ai domiciliari). Ciro si trova nel carcere di Firenze, il figlio Mario invece in quello di Poggioreale. Secondo gli inquirenti i Cozzolino erano i capi del gruppo che operava in Campania dove si ‘taroccavano’ le fustelle dell’istituto poligrafico dello Stato per riciclare i farmaci destinati agli ospedali. Nel corso delle operazioni di arresto e delle perquisizioni, nel napoletano è stata anche scoperta la ‘stamperia’ dove si realizzavano le false fustelle. Una vera e propria ‘fabbrica’ illegale di bollini farmaceutici, “talmente simili agli originali da ingannare in prima istanza le stesse case farmaceutiche” interpellate dai militari per accertarne la validità. Solo a seguito di perizia l’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, a cui è riservata in esclusiva la produzione delle fustelle dei farmaci, ha potuto confermare la tesi investigativa del Nas. A inventare il meccanismo definito “ingegnoso” dai carabinieri i due farmacisti a cui faceva capo l’organizzazione con base in Campania. Nel corso delle perquisizioni che sono scattate in diverse province italiane, “a Napoli abbiamo trovato anche la stamperia, in cui c’erano le fustelle falsificate e la carta che veniva utilizzata per permettere il riciclaggio dei farmaci”, ha spiegato il maggiore Salvatore Pignatelli, comandante del Nas di Milano, illustrando i dettagli dell’operazione. I bollini farmaceutici – le cosiddette fustelle – garantiscono l’autenticità dei medicinali in commercio in Italia, permettono l’identificazione e l’individuazione di ogni singola confezione e vengono stampati su carta adesiva a più strati dall’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato. Solo attraverso un “attento lavoro di confronto e monitoraggio” i militari sono riusciti poi a rilevare quelle “impercettibili differenze” che effettivamente erano presenti nei falsi rispetto agli originali. Si parla di dettagli come “una lieve differenza nel colore e nella consistenza della carta usata. O ancora – elenca Pignatelli – i numeri leggermente più piccoli, la distanza di pochissimo maggiore fra il numero seriale e il codice a barre”. Le fustelle false, hanno spiegato ieri i militari, servivano ai due farmacisti, per cambiare sostanzialmente la ‘destinazione’ di grossi quantitativi di farmaci, da loro acquistati a prezzi ultra convenienti come prodotti per il circuito degli ospedali e poi venduti in realtà al pubblico con i bollini alterati e prezzi anche del 50% più alti, tramite un distributore operante su Milano, che si occupava di smistare i prodotti nei territori di 8 province. Con questo meccanismo, il guadagno per i malviventi arrivava fino a 5 milioni di euro l’anno. I Cozzolino, secondo gli inquirenti, intercettavano farmaci antitumorali destinati agli ospedali, li acquistavano scontati anche dell’80%, e li rivendevano al pubblico a prezzo pieno. Oltre a loro sono stati arrestati anche dipendenti di case farmaceutiche e responsabili alla distribuzione. Uno degli imprenditori indagati aveva avuto in passato contatti con la farmacia Caiazzo a Milano, già sequestrata per presunte truffe con la vendita di farmaci e per legami con la criminalità organizzata. È proprio questo imprenditore l’elemento in comune fra i due gruppi finiti nella rete del Nas.
Gli inquirenti hanno parlato di un “quadro inquietante, di assoluta gravità”, non solo per il danno patrimoniale alle aziende coinvolte in modo inconsapevole, ma soprattutto al Sistema Sanitario Nazionale a cui mancavano importanti farmaci destinati agli ospedali.
Nella rete del Nas sono finiti Simona Rebuffoni, 45 anni, di Milano, dipendente della Federfarmaco Distribuzione e Servizi in Farmacia; Giancarlo Pintossi, di Polaveno, Brescia, 61 anni; Alessandro Romizi, di San Giuliano Milanese, dipendente della Xpo Supply Chain Pharma Italy, 52 anni; Matteo Scricciolo, milanese, 48 anni, responsabile acquisti della Unico La Farmacia dei Farmacisti con sede a Lainate; Roberto Listorti, di Roma, responsabile acquisti e marketing della Cofarmit Farmacisti; Raffaele Rastelli di Piacenza e residente a Lugagnano Val d’Arda; Sigismondo Mancuso, di Catanzaro, addetto alle vendite della Farmalvarion; Gianluca Benati, di Reggio Emilia, dipendente della Unico, e Ciro e
Due i filoni di indagine che hanno seguito gli inquirenti. Uno ruota intorno a tre aziende: la Farmalvarion bolognese (con magazzino a Gorgonzola), la Farmacia Cozzolino di Ercolano e Unico La Farmacia dei Farmacisti con sede a Lainate. Le indagini partono nel 2017 e un anno dopo un’azienda di Milano sospetta una contraffazione che porta all’intervento dei Nas di Milano con il sequestro di oltre 3mila confezioni di farmaci: avevano il bollino, la fustella identificativa, di uno strano colore. È il primo campanello d’allarme che fa scattare controlli mirati. Seguono altri sequestri e il gruppo inizia a insospettirsi ma continua con il progetto criminale che consisteva nel truffare aziende farmaceutiche e il SSN. Padre e figlio Cozzolino, titolari di importanti farmacie anche a Firenze, insieme a Mancuso e Benassi (l’attività si divideva tra Gorgonzola ed Ercolano) intercettavano i farmaci che dovevano andare a rifornire gli ospedali, cambiavano le fustelle (togliendo, in pratica, il bollino con l’H che identificava la destinazione ospedaliera e mettendo quella per la vendita pubblica) e li trasformavano per rivenderli, a prezzi maggiorati rispetto all’acquisto, alla società Unico di Lainate che poi li rivendeva alle farmacie. Scricciolo e Benati, responsabili acquisti della Unico, compravano dai Cozzolino farmaci e dispositivi medici. Un giro che riguardava centinaia di migliaia di confezioni. “Un sistema criminale pericoloso – sottolineano gli inquirenti – in grado di produrre un malfunzionamento del Servizio Sanitario Nazionale, con farmaci che servono per la cura dei cittadini sottratti alla loro destinazione”. Il giudice delle indagini preliminari Manuela Cannavale ha ritenuto gravi le contestazioni agli indagati ed ha predisposto per Pintossi, Mancuso, Benassi e i Cozzolino, padre e figlio, la custodia cautelare in carcere, mentre per gli altri gli arresti domiciliari.
Il secondo filone di indagine riguarda Pintossi, Rebuffoni, Rastelli, Romizi e Listorti. Rebuffoni, con la complicità del magazziniere Romizi, organizzava furti di farmaci all’interno della sede di Carpiano della Federfarmaco, producendo falsa documentazione contabile al fine di far uscire i farmaci dai magazzini senza dare nell’occhio. Pintossi riceveva poi le partite di farmaci e li registrava con fatture false alla farmacia di Lugagnano Val D’Arda di Rastelli, facendole però figurare con una falsa cessione alla Cooperativa di Brescia dove Listorti lavorava. Un meccanismo che, di fatto, sottraeva farmaci ai magazzini per poi rivenderli con falsi documenti.
Il nome di Piantossi viene fuori dalle carte delle indagini su Giampaolo Giammassimo della Farmacia Caiazzo di Milano: telefonate e incontri che coinvolgevano anche Giuseppe Strangio, ex direttore delle Poste di Siderno e accusato di riciclaggio di denaro delle cosche della ‘ndrangheta (Strangio era anche socio del gruppo Caiazzo). I tre, Strangio, Pintossi e Giammassimo, si incontravano di frequente proprio alla farmacia Caiazzo o all’aeroporto di Linate. Pintossi, che aveva debiti con Strangio, aveva chiesto a Giammassimo una partita di prodotti per la medicina estetica (come acido ialuronico) di cui il responsabile della Caiazzo aveva grande disponibilità.
I medicinali uscivano dalla Federfarmaco accompagnati da documenti fasulli, in direzione Kaliskin, l’azienda di Roncadelle (Brescia) di Pintossi che, in più, non era neanche autorizzata al commercio all’ingrosso dei farmaci. Una nuova fattura falsa destinava poi i farmaci alla Farmacia Sozzi di Lugagnano Val D’Arda, a Piacenza, la cui attività all’ingrosso era gestita da Rastelli. Poi, Listorti si occupava di distribuire i medicinali alle farmacie del territorio. “Poi ci mettiamo a posto, ti porto le cartoline”, parlavano in codice i ladri, dove per cartoline intendevano i soldi. In pratica, Pintossi riceveva le medicine e li fatturava con documenti falsi, ma era lui stesso a consegnarli (a bordo della sua Jaguar) per destinarli, dopo vari passaggi e fatture fasulle, ad altre farmacie.

 

Cronache della Campania@2018

Continue Reading

Cronaca

Napoli, la grande truffa dei lavori in via Marina e il manager-clochard pagato poche centinaia di euro

Published

on

Quando i finanzieri hanno iniziato a scavare in un circuito di soldi veri e fatture fale, in una piramide di carte e documentazioni nell’ambito del cantiere che porterà alla riqualificazione di via Marina a Napoli sono arrivati a Luigi Esposito. Il suo nome è tra i destinatari delle misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Napoli. Luigi Esposito in realtà è un senza fissa dimora, praticamente un senzatetto utilizzato come prestanome per poche centinaia di euro. Nei fatti però Esposito era considerato come il liquidatore di una delle società che emetteva fatture, l’uomo è stato interrogato dalla Guardia di Finanza ed ha negato di aver posseduto un conto corrente e di non conoscere il nome della società che, almeno formalmente, gestiva. L’uomo ha raccontato di essersi limitato a seguire una persona che conosceva nello studio di un notaio nel casertano in cambio di poche centinaia di euro.
Tutto parte nel febbraio del 2017. Achille Prospero, uno delle sette persone finite ai domiciliari, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si presenta negli uffici del consorzio “Asse costiero Scarl” e consegna una fattura di oltre 148mila euro e poco più di 75mila euro in contante. Soldi cash che vengono divisi al cospetto dei fratelli Umberto e Vincenzo Ianniello, oltre ai fratelli Pasquale e Mariano Ferrara. Questo denaro veniva diviso in mazzette di 5mila euro e distribuito. Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza questi soldi sono frutto di finanziamenti sbloccati dalla comunità europea grazie alle carte, ritenute false, presentate dalla stazione appaltante ovvero il comune di Napoli che attestato lavori e forniture.
“Prospero – scrive il gip della procura di Napoli – è un oscuro intermediario e gestore di fatto della Exchange, provvede a far rientrare il denaro in contanti riguardo alle fatture false pagate dal consorzio in favore dei fratelli Ferrara e Ianniello, che utilizzeranno le stesse riferibili ad operazioni inesistenti per conseguire gli illeciti profitti costituti dal rimborso di costi mai sostenuti dalle società consorziate ad essere riferibili, inducendo in tal modo in errore i pubblici ufficiali preposti all’istruzione e liquidazione degli importi da corrispondere”. Questo sistema secondo i giudici avrebbe procurato anche un danno economico all’intera collettività oltre che del comune di Napoli.
Cronache della Campania@2018

Continue Reading

Cronaca

Napoli, ondata di furti d’auto tra Frullone, Chiaiano e Marianella. Un residente: ‘Ho subito 4 tentativi in meno di un mese’. IL VIDEO

Published

on

Napoli. “Abbiamo ricevuto una serie di segnalazioni circa l’ondata di furti di automobili nell’area compresa tra il Frullone, Chiaiano e Marianella. I cittadini lamentano la scarsa presenza delle forze dell’ordine che, nonostante l’impegno, non riescono a far fronte all’emergenza. Servono maggiori risorse e l’aumento dell’organico per presidiare il territorio in maniera efficace. Il ministro Salvini ha promesso che si sarebbe occupato delle istanze dei cittadini, risponda con i fatti”. Lo affermano il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il conduttore de “La Radiazza” su Radio Marte Gianni Simioli. “Abito in un parco di Via Emilio Scaglione – spiega uno dei residenti – nell’ultimo mese ho subito ben quattro tentativi di furto della mia auto. L’ultimo si è consumato questa mattina (venerdì 22 febbraio ndr) quando, alle 5,39, dei ladri con il volto travisato hanno tentato di introdursi nella vettura, per portarla via. Le videocamere di sorveglianza hanno ripreso tutto. Purtroppo non sono l’unica vittima. Nel quartiere ci sono tante persone che hanno subito dei furti di automobili. Nelle ore notturne – conclude – avvertiamo l’assenza delle forze dell’ordine”.


Cronache della Campania@2018

Continue Reading

Cronaca

Napoli, Verdoliva: ‘Riapriamo il Pronto soccorso del San Giovanni Bosco e ci riappropriamo del parcheggio’

Published

on

Napoli. “L’ospedale San Giovanni Bosco è un luogo simbolo, riapriremo il pronto soccorso e da lunedì ci riappropriamo del parcheggio, liberandolo dai parcheggiatori abusivi con le guardie giurate armate”. Lo ha detto Ciro Verdoliva, commissario straordinario dell’Asl Napoli 1. Verdoliva si è soffermato sull’ospedale nella zona della Doganella che è stato al centro dello scandalo formiche: “Nei primi trenta giorni dal mio insediamento – ha detto – apriremo il triage al San Giovanni Bosco. Ci stiamo già lavorando. Da lunedì si parcheggerà gratuitamente: avevamo sgomberato l’area della sosta dai parcheggiatori abusivi che sono tornati, sono stato lì due volte e li ho rivisti. Da lunedì ci saranno le nostre guardie giurate armate che presidiano l’area. Potrebbe esserci una reazione e quindi ho anche avvisato le autorità competenti”. Sul caso delle formiche e delle blatte all’Ospedale Cardarelli, Verdoliva ha spiegato: “Da osservatore esterno – ha detto – mi sembrava incredibile che venissero trovate le formiche in diversi luoghi dell’ospedale e periodicamente, come se ci fosse una regia. Io mi sono insediato il sabato alle 17.10 e alle 22.45 di quello stesso giorno quando ho visto il filmato delle blatte al Cardarelli non ho avuto alcun dubbio che erano state messe lì. Ho fatto subito la denuncia per il sabotaggio. Non sono episodi che vengono fuori per caso, c’è una motivazione, ci possono essere anche formiche e blatte vere ma io ho avuto una foto che non e’ stata divulgata con una cacca al centro di un box del pronto soccorso del Cardarelli. Questo vuol dire sfregiare l’ente e chi ci lavora. Forse si sono creati dei meccanismi che portano malumore di qualcuno, forse è una forma di protesta, ma aspettiamo gli esiti di chi indaga”.
Cronache della Campania@2018

Continue Reading

Articoli più letti

Questo è il sito web dedicato alla Cronaca di Napoli della testata giornalistica Cronachedellacampania.it Registrazione al Tribunale Torre Annunziata n.1301/2016 Registro Stampa n. 7. I contenuti,le immagini e i video appartengono ai rispettivi proprietari eccetto dove specificato diversamente.