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Cronaca

Da Poggioreale al Cilento travestiti da poliziotti per compiere furti: presi padre e figli

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Smantellata un’associazione per delinquere finalizzata ai furti di sportelli bancomat, in abitazioni, opifici ed esercizi. commerciali. I carabinieri della della Compagnia di Agropoli, diretti dal capitano Francesco Manna, hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Vallo della Lucania su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti del 52enne Vincenzo Fasano, del 28enne Tony Fasano e del 25enne Pasquale Fasano (padre e figli), nonché di un 37enne Armando Torre , tutti napoletani della zona di Poggioreale, poiché ritenuti responsabili del reato di “associazione per delinquere finalizzata ai furti di sportelli bancomat, in abitazioni, opifici ed esercizi commerciali”. L’indagine ha avuto inizio nell’aprile 2018 allorquando i militari del Norm, intervenivano sul furto perpetrato presso la filiale di un noto istituto di credito di San Marco di Castellabate, dove i malfattori, nottetempo, si introducevano mediante effrazione della porta d’ingresso asportando la cassaforte dell’ATM ivi collocata (contenente la somma di 35.000 euro circa); i piccoli indizi rinvenuti in fase di sopralluogo, nonché lo studio dei sistemi di videosorveglianza presenti in loco, consentivano di individuare le targhe di un furgone e due autovetture utilizzate dagli stessi per la commissione dei furti e contestualmente di avviare investigazioni più complesse. Da qui poi scaturiva l’attività tecnica, ossia l’acquisizione dei tabulati di traffico telefonico sostenuto sulle utenze dei 4 soggetti, nonché le classiche intercettazioni di quelle che si ritenevano necessarie ed indispensabili per la buona riuscita delle investigazioni, che statuiva la loro collaborazione nelle azioni predatorie. Le risultanze investigative permettevano, infatti, di accertare l’effettiva esistenza di una stabile organizzazione criminosa dedita alla commissione, in varie zone della penisola, di un numero indeterminato di furti in danno di istituti di credito, opifici e abitazioni, che venivano nella fattispecie pianificate in due basi operative: una presso il capoluogo partenopeo e l’altra nel comune cilentano di Montecorice, frazione “Giungatelle”, presso una abitazione presa in affitto da uno dei malfattori. Da qui, stabilendo con la massima puntigliosità i ruoli da assumere nel corso delle azioni delittuose, i malviventi erano soliti recarsi presso località distanti anche diverse centinaia di chilometri per perpetrare furti con il concorso di pluripregiudicati assoldati all’occorrenza e mediante strumentazione necessaria a rendere inefficaci anche i più sofisticati sistemi dall’allarme. Nel corso dell’indagine venivano scoperti ben 4 furti, di cui tre tentati, ai danni di altrettanti esercizi commerciali della provincia di Napoli, commessi il 19 giugno 2018, il 2 luglio 2018, il 10 luglio 2018 e il 28 luglio 2018, oltre quello in premessa, perpetrati in danno di due opifici di Cercola, un ristorante ed una gioielleria di Napoli e due appartamenti ubicati in Casoria e Castellabate. Inoltre, il 22 maggio dell’anno scorso, due indagati ritenuti appartenenti all’organizzazione, un 51enne di Ercolano e un 55enne di Portici, sono stati arrestati in flagranza dopo aver portato via, da un appartamento a Casoria, orologi di varie marche, monili e computer.

( Fonte foto Stiletv.it)

Cronache della Campania@2018

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Cronaca

Napoli, la grande truffa dei lavori in via Marina e il manager-clochard pagato poche centinaia di euro

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Quando i finanzieri hanno iniziato a scavare in un circuito di soldi veri e fatture fale, in una piramide di carte e documentazioni nell’ambito del cantiere che porterà alla riqualificazione di via Marina a Napoli sono arrivati a Luigi Esposito. Il suo nome è tra i destinatari delle misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Napoli. Luigi Esposito in realtà è un senza fissa dimora, praticamente un senzatetto utilizzato come prestanome per poche centinaia di euro. Nei fatti però Esposito era considerato come il liquidatore di una delle società che emetteva fatture, l’uomo è stato interrogato dalla Guardia di Finanza ed ha negato di aver posseduto un conto corrente e di non conoscere il nome della società che, almeno formalmente, gestiva. L’uomo ha raccontato di essersi limitato a seguire una persona che conosceva nello studio di un notaio nel casertano in cambio di poche centinaia di euro.
Tutto parte nel febbraio del 2017. Achille Prospero, uno delle sette persone finite ai domiciliari, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si presenta negli uffici del consorzio “Asse costiero Scarl” e consegna una fattura di oltre 148mila euro e poco più di 75mila euro in contante. Soldi cash che vengono divisi al cospetto dei fratelli Umberto e Vincenzo Ianniello, oltre ai fratelli Pasquale e Mariano Ferrara. Questo denaro veniva diviso in mazzette di 5mila euro e distribuito. Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza questi soldi sono frutto di finanziamenti sbloccati dalla comunità europea grazie alle carte, ritenute false, presentate dalla stazione appaltante ovvero il comune di Napoli che attestato lavori e forniture.
“Prospero – scrive il gip della procura di Napoli – è un oscuro intermediario e gestore di fatto della Exchange, provvede a far rientrare il denaro in contanti riguardo alle fatture false pagate dal consorzio in favore dei fratelli Ferrara e Ianniello, che utilizzeranno le stesse riferibili ad operazioni inesistenti per conseguire gli illeciti profitti costituti dal rimborso di costi mai sostenuti dalle società consorziate ad essere riferibili, inducendo in tal modo in errore i pubblici ufficiali preposti all’istruzione e liquidazione degli importi da corrispondere”. Questo sistema secondo i giudici avrebbe procurato anche un danno economico all’intera collettività oltre che del comune di Napoli.
Cronache della Campania@2018

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Cronaca

Napoli, ondata di furti d’auto tra Frullone, Chiaiano e Marianella. Un residente: ‘Ho subito 4 tentativi in meno di un mese’. IL VIDEO

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Napoli. “Abbiamo ricevuto una serie di segnalazioni circa l’ondata di furti di automobili nell’area compresa tra il Frullone, Chiaiano e Marianella. I cittadini lamentano la scarsa presenza delle forze dell’ordine che, nonostante l’impegno, non riescono a far fronte all’emergenza. Servono maggiori risorse e l’aumento dell’organico per presidiare il territorio in maniera efficace. Il ministro Salvini ha promesso che si sarebbe occupato delle istanze dei cittadini, risponda con i fatti”. Lo affermano il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il conduttore de “La Radiazza” su Radio Marte Gianni Simioli. “Abito in un parco di Via Emilio Scaglione – spiega uno dei residenti – nell’ultimo mese ho subito ben quattro tentativi di furto della mia auto. L’ultimo si è consumato questa mattina (venerdì 22 febbraio ndr) quando, alle 5,39, dei ladri con il volto travisato hanno tentato di introdursi nella vettura, per portarla via. Le videocamere di sorveglianza hanno ripreso tutto. Purtroppo non sono l’unica vittima. Nel quartiere ci sono tante persone che hanno subito dei furti di automobili. Nelle ore notturne – conclude – avvertiamo l’assenza delle forze dell’ordine”.


Cronache della Campania@2018

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Cronaca

Napoli, Verdoliva: ‘Riapriamo il Pronto soccorso del San Giovanni Bosco e ci riappropriamo del parcheggio’

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Napoli. “L’ospedale San Giovanni Bosco è un luogo simbolo, riapriremo il pronto soccorso e da lunedì ci riappropriamo del parcheggio, liberandolo dai parcheggiatori abusivi con le guardie giurate armate”. Lo ha detto Ciro Verdoliva, commissario straordinario dell’Asl Napoli 1. Verdoliva si è soffermato sull’ospedale nella zona della Doganella che è stato al centro dello scandalo formiche: “Nei primi trenta giorni dal mio insediamento – ha detto – apriremo il triage al San Giovanni Bosco. Ci stiamo già lavorando. Da lunedì si parcheggerà gratuitamente: avevamo sgomberato l’area della sosta dai parcheggiatori abusivi che sono tornati, sono stato lì due volte e li ho rivisti. Da lunedì ci saranno le nostre guardie giurate armate che presidiano l’area. Potrebbe esserci una reazione e quindi ho anche avvisato le autorità competenti”. Sul caso delle formiche e delle blatte all’Ospedale Cardarelli, Verdoliva ha spiegato: “Da osservatore esterno – ha detto – mi sembrava incredibile che venissero trovate le formiche in diversi luoghi dell’ospedale e periodicamente, come se ci fosse una regia. Io mi sono insediato il sabato alle 17.10 e alle 22.45 di quello stesso giorno quando ho visto il filmato delle blatte al Cardarelli non ho avuto alcun dubbio che erano state messe lì. Ho fatto subito la denuncia per il sabotaggio. Non sono episodi che vengono fuori per caso, c’è una motivazione, ci possono essere anche formiche e blatte vere ma io ho avuto una foto che non e’ stata divulgata con una cacca al centro di un box del pronto soccorso del Cardarelli. Questo vuol dire sfregiare l’ente e chi ci lavora. Forse si sono creati dei meccanismi che portano malumore di qualcuno, forse è una forma di protesta, ma aspettiamo gli esiti di chi indaga”.
Cronache della Campania@2018

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