L’amica di Ciro Colonna: ‘Dissi vicino al killer che tremava, stupido, togliti il cappuccio’. TUTTO IL RACCONTO

Nonostante avesse solo 16 anni non si fece prendere dal panico davanti a una persona armata ma inesperta e proprio perché lo aveva visto con la mano tremante mentre impugnava una pistola lei gli urlò contro: “Stupido togliti questo cappuccio”. E il drammatico racconto di Francesca la ragazza amica di Ciro Colonna, l’ennesima vittima innocente della camorra, che si trovava all’interno del circoletto di via Cleopatra nel lotto 0 di Ponticelli il pomeriggio del 7 giugno 2016. Quel killer al quale diede dello “stupido” dopo pochi minuti uccise per errore il suo amico Ciro Colonna, che aveva soli 19 anni ed era estraneo agli ambienti criminali. Frequentava quel circoletto perché di pomeriggio non c’era niente e non c’è niente da fare nelle zone dove comanda la camorra. Quel circoletto frequentato anche da Francesca che abita nelle immediate vicinanze è diventato purtroppo la tomba di Ciro Colonna e di Raffaele Ultimo Cepparulo vero obiettivo dell’agguato. Per quel duplice omicidio sono stati arrestati l’altro giorno i killer Antonio Rivieccio, detto cocò che all’epoca aveva 25 anni (fu lui a fare fuoco contro Colonna) e Michele Minichini detto Tiger che invece di anni ne aveva 26 (e che crivellò di proiettili il “Barbudos” che era andato in giro a chiedere informazioni su di lui). Con loro due sono finiti in carcere anche il mandante, il boss di san Giovanni a Teduccio, Ciro Rinaldi detto My way, Anna De Luca Bossa, compagna del padre di Michele Minichini, e poi Cira Cipollaro, mamma del secondo killer, Giulio Ceglie e altre due donne ovvero Luisa De Stefano, moglie del boss ergastolano Umberto Schisa, la cugina Vincenza Maione. Il racconto fatto dalla ragazza agli investigatori è la descrizione perfetta del duplice omicidio:

“omissis .. conoscevo da tempo COLONNA Ciro in quanto mio amico. Erano le ore 16.30- 16.45 del giorno 07 giugno 2016, io mi trovavo dinanzi al centro abbronzante a pochissimi metri dalla mia abitazione, precisamente adiacente al circoletto di Umberto DE LUCA BOSSA, ove è avvenuto il duplice omicidio. Mi ha visto Ciro COLONNA e mi ha chiesto se volevo fare una partita a calcio balilla.Erano circa 15 minuti prima che avvenisse l’omicidio.Da poco avevano finito di giocare a bigliardino ed erano rimaste alcune palline da giocare. Io chiesi a DE LUCA BOSSA Umberto se avesse voglia di giocare con me, e questi mi rispose che non ne aveva e si sedette su una sedia. Allora mi misi a giocare con COLONNA Ciro. Al mio arrivo nel locale c’erano, oltre COLONNA Ciro e DE LUCA BOSSA Umberto, CIAMBRIELLO Ciro e CEPPARULO Raffaele, che stavano giocando a carte sul bancone, in particolare CEPPARULO era all’interno e CIAMBRIELLO all’esterno del bancone, e CHIAROLANZA Ciro, un amico di CEPPARULO Raffaele, che stava seduto su una sedia in mezzo al circoletto. Circa cinque minuti prima che entrasse il primo killer, nel circoletto è entrata DE LUCA BOSSA Anna che è venuta vicino al bigliardino e poi subito è uscita, come era solita fare spesso. In quei momenti io ero intenta a giocare, perciò non osservavo bene i movimenti all ‘interno del locale, ma notai la donna perché venne proprio a vedere la partita di bigliardino. Dopo circa 5 minuti la mia attenzione è stata attirata da un ragazzo, che è entrato dall’ingresso principale del circoletto ed ha detto “fermi tutti è una rapina”, non ricordo se parlò in italiano o in dialetto napoletano. Io, che gli ero di fronte, perché la mia posizione al bigliardino mi permetteva di vedere l’ingresso principale del circoletto, ho visto questo ragazzo sulla porta che indossava un giubbino di cui non ricordo il colore, ma ricordo che era scuro, cioè non chiaro, del tipo che hanno gli occhialoni nel cappuccio. Tale ragazzo indossava il giubbino tutto chiuso, in modo che il cappuccio era chiuso sul volto e sul capo, e gli occhialoni gli cadevano davanti agli occhi. Questo ragazzo impugnava una pistola di colore metallo chiaro, tipo acciaio chiaro, ma non ricordo se fosse a tamburo e semiautomatica, e sono sicura che fosse giovane in quanto sia dalla voce, sia dall’atteggiamento si vedeva che era inesperto e non era grande di età. Ricordo con precisione che la sua mano con cui impugnava la pistola tremava. Contemporaneamente ho notato che CHIAROLANZA Ciro e DE LUCA BOSSA Umberto riuscivano a guadagnare l’uscita del circoletto e, quindi, a scappare. lo pensavo che fosse tutto uno scherzo in principio, infatti rivolgendomi al killer gli diedi dello stupido invitandolo a scoprirsi il capo. All’improvviso ho ascoltato l’esplosione di due colpi di pistola provenire dalla postazione del bancone che si trovava alla mia sinistra dietro di me. In quel momento ho realizzato che quello non era uno scherzo ed una rapina, ed ho intuito che dalla porta posteriore doveva essere entrato un ‘altra persona che stava sparando perché sono sicura che il killer entrato dall’ingresso principale non ha sparato i primi due colpi. L’esplosione dei colpi all’interno del circoletto rimbombavano e stordivano tanto erano rumorosi, ed io dopo la seconda esplosione sono rimasta sotto shock, non ho capito più nulla ed ho pensato solo a scappare fuori dal circoletto mentre sentivo esplodere altri colpi di arma da sparo. Lo shock mi ha annebbiato la vista, pertanto dopo il secondo colpo non ho visto più nulla e non so dire in quale momento COLONNA Ciro fu colpito. Uscita fuori dal circo/etto, sono subito scappata a casa senza fermarmi. Espressamente richiestomi, posso dire di non aver sentito alcun rumore di veicoli subito prima che i killers entrassero all’interno del circo/etto e subito dopo l’esecuzione degli omicidi. Ho saputo successivamente dalle persone che i killer erano a piedi e sono scappati a piedi dalla porta posteriore del circoletto. Non ricordo chi mi ha dato queste notizie, perché sono cose che io non ho visto. Il killer entrato dalla porta principale era longilineo ed era più alto di me, considerando che io sono alta 160 cm circa, lui era alto 175 cm circa. Non sono in grado di descrivere il killer entrato dalla porta posteriore perché non l’ho proprio visto.”

Renato Pagano

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